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La pressante necessità di accrescere la resilienza

I disastri di origine naturale e tecnologica, la pandemia, le crisi economiche, finanziarie ed energetiche, i cambiamenti climatici e le numerose guerre in atto sono evidenze di un mondo in rapido cambiamento. Questi fenomeni hanno un impatto significativo sui sistemi sociali e territoriali, creando discontinuità con il passato e inedite problematiche gestionali.

Per affrontare queste sfide e puntare a uno sviluppo sostenibile è fondamentale accrescere la resilienza, così da fronteggiare in modo proattivo i cambiamenti — senza subirli — anche quando sono drastici. Per affrontare e superare le crisi sono necessarie competenze specialistiche, interdisciplinari e trasversali, in grado di trasformare idee e progetti in azioni concrete.

Molte sono le esperienze e le competenze già presenti in varie istituzioni, pubbliche e private, che operano sul territorio. Ma la forte interconnessione dei sistemi richiede una visione d'insieme e un approccio condiviso: condizione necessaria affinché esperienze e conoscenze possano essere valorizzate in termini di miglioramento della resilienza dell'intero sistema.

La Scuola laboratoriale di alta formazione sulla Resilienza

La Scuola laboratoriale di alta formazione sulla resilienza dell'Università di Udine nasce in stretta connessione con la Cattedra UNESCO in Sicurezza Intersettoriale per la Riduzione dei Rischi di Disastro e la Resilienza, dalla quale trae l'impostazione scientifica e metodologica funzionale alla realizzazione delle strategie delle Nazioni Unite sulla resilienza per lo sviluppo sostenibile.

In una logica di azione Global-Local, la Resilience Advanced School si avvale della collaborazione sinergica con numerosi partner scientifici e istituzionali: il CISM (Centro Internazionale di Scienze Meccaniche), la ResiliEnhance platform — che opera in stretta sinergia con la CEI (Central European Initiative) — e la Regione Friuli Venezia Giulia.

L'idea di fondo è offrire non solo le più aggiornate conoscenze, ma di capitalizzare esperienze, sviluppare le conoscenze e metterle a sistema, adottando il metodo scientifico e l'approccio promosso dalle Nazioni Unite — in una logica di risposta alle esigenze del territorio e di forte interazione con i soggetti direttamente interessati ad accrescere la resilienza.

Come funziona la co-progettazione

I percorsi formativi della Scuola si basano sulla progettazione partecipata, sviluppata attraverso Forum di co-progettazione tra i responsabili degli enti coinvolti e la Faculty della Scuola. Questo approccio consente di definire in modo "sartoriale" gli obiettivi formativi, i risultati di apprendimento attesi e le modalità di erogazione.

I corsi possono essere: in house, itineranti, residenziali e/o intensivi. Attraverso un processo partecipativo tra pari, le competenze settoriali dei discenti vengono integrate con competenze intersettoriali e sistemiche, portando a una visione d'insieme che rafforza e sfrutta le skills trasversali.A conclusione del percorso formativo, e a seguito del superamento delle attività previste dal corso, l'Università rilascia una certificazione finale coerentemente ai propri regolamenti didattici.

I profili formativi

I principali profili professionali in uscita, definiti in base alle esigenze dei partner di co-progettazione, si articolano in quattro figure:

Resilience Advisor — Esperto con funzioni di supporto e consulenza specialistica. Opera secondo logiche di sussidiarietà o affiancamento esterno, garantendo al contempo una piena capacità di integrazione sistemica con l'organizzazione.

Resilience Officer — Figura di riferimento interna per il coordinamento delle attività di analisi e rafforzamento della resilienza. Rappresenta l'organizzazione presso organismi collegiali esterni, agendo come "ufficiale di collegamento".

Resilience Manager — Profilo con vocazione prevalentemente gestionale e organizzativa, interno ad aziende o pubbliche amministrazioni. Il suo compito primario è lo sviluppo e il governo dei processi di rafforzamento della resilienza.

Resilience Specialist — Consulente (interno o esterno) focalizzato su ambiti tecnici specifici, le cui competenze sono integrate nel sistema complessivo di gestione della resilienza.

 

Modalità didattiche

Per fornire percorsi di alta formazione, concepiti in un’ottica di “science-based e experience-based”, che uniscano conoscenze, metodo scientifico ed esperienze multisettoriali, la Scuola opera come un laboratorio innovativo, in grado difungere da catalizzatore di resilienza sia sul fronte della generazione di conoscenza che del suo trasferimento e applicazione di soluzioni e metodi.

La didattica della Scuola supera le forme tradizionali di didattica frontale, prevedendo una interazione continua tra docenti e discenti, la condivisione di esperienze e soluzioni, la messa sistema del patrimonio di conoscenze, l’analisi di schemi interpretativi e modelli organizzativi. L’obiettivo è di sviluppare ulteriormente la capacità di analisi critica e sistemica dei fenomeni, come pure forme di creatività che portino, per così dire, a “uscire dagli schemi”, onde elaborare soluzioni efficaci a problemi in una prospettiva che tenga conto sia della valorizzazione delle conoscenze e competenze dei soggetti coinvolti che delle esperienze passate in una prospettiva di lesson learning. UNIUD RESILHub opera come laboratorio di innovazione e catalizzatore di resilienza in cui metodo e creatività come anche scienza ed esperienza si fondono in modo sinergico.

Le modalità didattiche, in termini di obiettivi, durata e format saranno definite nell’ambito Forum di co-progettazione con i responsabili degli enti che aderiranno all’iniziativa. A conclusione del percorso formativo, e a seguito del superamento delle attività previste dal corso, l’Università rilascerà una certificazione finale coerentemente ai propri regolamenti didattici.

Organizzazione territoriale: l'HUB di Gemona del Friuli

La Scuola laboratoriale è organizzata per garantire, simultaneamente, un profondo radicamento territoriale e il ruolo di punto di riferimento strategico per la comunità locale, nonché per l'ambito transfrontaliero e internazionale.

A tal fine, la Scuola stabilisce il proprio HUB presso la sede universitaria di Gemona del Friuli. Tale scelta riveste un alto valore simbolico: Gemona, emblema di resilienza sin dalla ricostruzione post-terremoto del 1976, permette di valorizzare profonde analogie e attivare sinergie inedite tra gli approcci alla resilienza alle crisi e quelli legati alla resilienza nel mondo dello sport (è sede dei corsi di laurea in Scienze Motorie).

UNIUD RESILHub non si configura solo come uno spazio fisico, ma come un centro dinamico di aggregazione, innovazione e scambio. È concepito per:

  • essere un ecosistema territoriale di lifelong learning, con una didattica che supera la trasmissione unidirezionale e si evolve in un processo partecipativo e sinergico;
  • rappresentare un presidio aperto, punto di riferimento che contribuisce attivamente alla crescita del capitale intellettuale del territorio;
  • connettere istituzioni e stakeholder, favorendo la relazione tra diversi soggetti all'interno di una visione comune, coerente con gli obiettivi delle Nazioni Unite;
  • generare conoscenza, costruendo un sapere condiviso che integra il rigore della scienza con il valore dell'esperienza.

Le attività si svolgeranno sia presso l'HUB sia direttamente sul territorio, in siti selezionati ad hoc per ospitare ritiri e corsi intensivi residenziali, oltre a corsi in-house calibrati sulle specifiche esigenze dei profili professionali in formazione.

L’attività della Scuola Laboratoriale di Alta formazione

L’attività della Scuola Laboratoriale di Alta formazione si concretizza attraverso diverse proposte, che spaziano dai corsi brevi, ai corsi avanzati e alle attività laboratoriali attive di confronto e dibattito su temi connessi alla resilienza in un’ottica di sviluppo sostenibile. Le attività si estendono anche a iniziative di natura applicativa, di consolidamento, approfondimento, rafforzamento e arricchimento definite in stretta collaborazione con Enti e Soggetti territoriali, che si basano anche su attività di sperimentazione attiva (es. project works) direttamente applicata a casi reali.

Per tale ragione i percorsi formativi della Scuola si basano sulla progettazione partecipata, da sviluppare attraverso “Forum di co-progettazione” tra i responsabili degli enti coinvolti e la Faculty della Scuola, il che consente di definire in modo “sartoriale” gli obiettivi formativi dei profili che si intendono formare, come pure i risultati di apprendimento attesi e le modalità di erogazione dei percorsi.

I corsi possono essere: in house, itineranti, residenziali e/o intensivi. Attraverso un processo partecipativo tra pari le competenze settoriali dei discenti verranno integrate con competenze intersettoriali e sistemiche portando ad una visione d’insieme, attraverso approcci condivisi che rafforzano e sfruttano le skills trasversali. Attraverso attività che mirano a capitalizzare le esperienze e alla messa a sistema e condivisione di metodi e approcci, l’obiettivo è accrescere la capacità di governance adattiva (sistemica, finalizzata e contestualizzata). I singoli partecipanti acquisiscono la capacità di riconfigurare il loro apporto sistemico in contesti mutevoli e con obiettivi variabili.


Gli ambiti di competenza della Scuola

In linea con le più recenti indicazioni delle Nazioni Unite e seguendo l’approccio metodologico alla sicurezza intersettoriale per la resilienza e lo sviluppo sostenibile promosso dalla Cattedra UNESCO dell’Università di Udine, la Scuola opera attraverso un modello che pone al centro le soft skills. Tali competenze sono necessarie per garantire una visione sistemica e affrontare in modo integrato le sfide cruciali della contemporaneità.

Tra queste figurano la sicurezza intersettoriale, la resilienza, la riduzione dei rischi di disastro e l’adattamento ai cambiamenti climatici. Concetti come complessità, incertezza e risk assessment sono ormai centrali nella "nuova normalità", caratterizzata da mutamenti continui e da forti interconnessioni con un contesto non pienamente controllabile. Ciò richiede una spiccata capacità di adattamento, unita a doti di anticipazione e trasformazione migliorativa.

Nell’era dei Big Data e dell’intelligenza artificiale, è inoltre indispensabile trasformare i dati in informazione e conoscenza utile ai processi decisionali, abbandonando il pensiero lineare a favore del systems thinking. In questo quadro, il problem solving situazionale, il team working e il pensiero creativo diventano pilastri fondamentali per gestire situazioni senza precedenti.

 

Risultano, infine, particolarmente utili le tecniche di lessons learnt, per estrarre dalle esperienze pregresse gli strumenti necessari ad affrontare nuove sfide, e quelle di foresight, per esplorare i futuri possibili e attuare azioni proattive volte a definire i "futuri desiderati". In tale contesto, la comunicazione intra- e inter-istituzionale, così come il dialogo tra esperti di diverse estrazioni, rappresenta l'elemento cardine dell'approccio sistemico.

Oltre a queste competenze trasversali, la resilienza richiede approfondimenti tematici in ambiti interconnessi (cluster), che spaziano da:

  • Protezione civile, safety management;
  • Infrastrutture critiche e business continuity;
  • Food security, agricoltura;
  • Ecosistemi e nature-based solutions;
  • Gestione delle risorse idriche;
  • Salute e benessere;
  • Resilienza urbana e della comunità;
  • Economia, finanza, governance e legislazione.

Per ognuno di questi ambiti, la Scuola è in grado di definire profili formativi specifici attraverso processi di co-progettazione con gli stakeholder interessati.